Triennale di Milano | 24.11.17 - 14.01.18
Orari: Martedì - Domenica 10.30 - 20.30 - Lunedì chiuso
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La mostra

Il concetto di abitare si sta rapidamente evolvendo: sempre più si diffonde l’attitudine a vivere il tempo, lo spazio e la proprietà in modo fluido e strategico, in sintonia con gli impegni quotidiani. Queste nuove modalità di abitare, lavorare, incontrarsi e fruire dei servizi si riflettono in un’evoluzione della città: e sempre più spesso ci troviamo di fronte a new urban bodies, organismi urbani multifunzionali che, come parti autonome di un unico corpo, sono in grado di rispondere in modo flessibile e adattivo all’esigenza di ognuno di costruire il proprio palinsesto quotidiano, che può essere organizzato secondo tempi e modi dinamici, usufruendo di volta in volta di tutto quello che la città può offrire.

Se pensiamo ai diversi luoghi nei quali ci capita di lavorare e di produrre – il nostro ufficio o quello di altri, la casa, il bar – o se osserviamo come i tempi della famiglia vengono organizzati secondo un’articolata trama che coinvolge network di quartiere, network parentali, luoghi pubblici e privati (socialstreet, case di quartiere, scuole, community hub), ci rendiamo conto che a diversi stili di vita corrisponde un diverso modo di fruizione degli spazi e di organizzazione del tempo. Gli new urban bodies rispondono a queste necessità e si stanno naturalmente diffondendo nelle città, rappresentando un’importante opportunità per lo sviluppo urbano.

Quali sono i new urban bodies?

  • Luoghi abitati da persone molto diverse tra loro
  • Utilizzati quasi a tutte le ore
  • Animati da un’ampia gamma di attività (lavorare e abitare, incontrarsi e divertirsi)
  • Promossi e gestiti da diversi attori, pubblici e privati, organizzazioni locali e cittadini
  • Accessibili con diverse modalità di offerta: gratuitamente, a consumo, a contratto
  • Fruibili su diverse scale temporali (a ore, giorni, mesi, anni)
  • Luoghi che operano su diversi livelli: locale e globale, fisico e virtuale
  • Orientati alla sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Queste strutture sono dunque nodi sensibili e vitali all’interno del corpo della città, perché sono abitate da comunità consapevoli, ricettive ed interagenti. Possono quindi divenire un motore per l’avvio di processi di generazione urbana e di costruzione del tessuto sociale, efficaci avamposti nei processi di riqualificazione urbana.

La mappa del gioco

Ibridazione
Gli stili abitativi sono molti e in continua evoluzione, e si esprimono secondo forme e modalità che rendono più sfumato il confine tra ciò che è una casa e ciò che è un ufficio o un luogo di servizio. Questa ibridazione si riflette sia sulle caratteristiche degli spazi che sulla composizione funzionale degli interventi, che difficilmente sono dedicati a un’unica funzione.

Accessibilità
La cosidetta sharing economy sta permeando il nostro quotidiano: la facilità di accesso ai servizi, il benessere dell’esperienza, la leggerezza e l’agilità che ne conseguono hanno accelerato il movimento verso l’idea dell’uso rispetto a quella della proprietà; oggi possiamo affittare scrivanie in un ufficio, stanze per un periodo, cucine collettive per una cena, e tutto sempre all’interno di un ambiente fisico e relazionale che amplia e completa la nostra esperienza. Anche la recente introduzione delle auto condivise ha modificato in poco tempo il nostro rapporto con la proprietà dell’auto. L’accesso ai beni sta sempre di più conquistando ambiti che prima erano esclusivo terreno della proprietà.

Sostenibilità
In quanto organismi urbani polifunzionali i new urban bodies sono in grado di ottimizzare l’uso degli spazi, mettere insieme attività redditizie e attività sociali, e promuovere il coinvolgimento delle realtà locali nella gestione di alcune parti.
Tutto questo va nella direzione di una maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale. È un’idea che si fonda su una diversa concezione della produzione e del consumo di beni e servizi, e sul ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi. Questo tipo di sistema economico funziona
come un organismo, in cui le sostanze nutrienti vengono elaborate e utilizzate per poi essere reimmesse nel ciclo; è un sistema rigenerativo autonomo capace di creare nuovo valore. Come insegna la teoria dell’economia circolare, un ciclo di attività si deve completare lasciando a chi viene dopo le condizioni adatte perché un nuovo progetto possa ricominciare; si tratta di condizioni di natura sociale, territoriale, ambientale, economica e finanziaria.

Progettualità collettiva
Questi esempi raccontano un futuro “collettivo” nel quale il progetto sarà soprattutto il frutto di un lavoro di gruppo, un prodotto dinamico e in continua evoluzione. Oggi si iniziano a vedere i primi risultati di quei processi di apprendimento che i filosofi e i sociologi chiamano intelligenza collettiva o distribuita, ovvero la possibilità di un gruppo di affidarsi a una gamma più ampia di competenze e risorse facendo appello all’insieme delle qualità umane e professionali della comunità. Questa modalità di interazione crea un notevole effetto sulla gestione perché consente a ogni componente di rispondere a esigenze strategiche, riducendo così lo spreco e ottimizzando i tempi e le risorse a disposizione, grazie alla costituzione di network organizzati. È una gestione che prevede la totale trasversalità dei partner, che non si distinguono più tra privato e pubblico e tra profit e no profit.